Riflessioni sulla Santa Messa, 10

Di Achim Buckenmaier

Santo, santo, santo

Con l’inno “Santo, santo, santo” arriviamo nel centro dell’Eucaristia. Prima della preghiera eucaristica l’assemblea dei fedeli dice o canta il “Santo”:

“Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo.
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.”

Questa strofa è una citazione dal libro del profeta Isaia:
“Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti.
Tutta la terra è piena della sua gloria.” (Isa 6,3)

Nel capitolo 6 del suo libro, Isaia descrive la sua vocazione come profeta nell’anno della morte del re Ozia. Ozia morì nell’anno 734 dopo 52 anni di regno. Era il più lungo regno nella storia di Giuda. Con la nota dell’anno della morte del re, Isaia pone la sua vocazione nel grande contesto della storia del suo popolo e mostra la concretezza del suo compito e la sua importanza storica. L’inizio della vocazione è una visione, nel cui percorso Isaia non parte da Gerusalemme, non è assente, bensì a lui è stata concessa una visione in una cerimonia celeste che rimane di solito invisibile. Il profeta vide dei Serafini attorno al trono di Dio che cantavano l’inno di lode.

Anche le religioni dell’antichità conoscevano dei serafini, esseri semi-divini, che proteggevano la divinità e la difendevano contro i nemici. Israele purificò quest’idea: nella visione di Isaia i Serafini non proteggono più Dio, devono piuttosto proteggere se stessi nei confronti della presenza sconvolgente di Dio. Anche il loro canto è più di un inno di lode, è un canto alternato. I Serafini annunciano la santità e la sovranità di Dio, perché sono i suoi eserciti, i suoi zebaot (Willem Beuken). Cantando in ebraico usano parole che diventarono famose nella liturgia giudaica: Qadosh, qadosh, qadosh! Santo, santo, santo.

In ogni S. Messa il prefazio termina con tali o simili parole: “…uniti agli angeli e ai santi cantiamo l’inno della tua gloria.”

La Chiesa si sente unita con la Chiesa celeste. È un’unica Chiesa. Ogni assemblea eucaristica – anche piccolissima – fa parte della Chiesa universale, della Chiesa celebrante. Il “Santo, santo, santo” si unisce, quasi udibile con tutti quelli che servono e servivano Dio, con gli Angeli, i Serafini, con tutti i fedeli durante la lunga storia della fede, cominciando dai Patriarchi, dai giusti e dai Profeti di Israele.