Riflessioni sulla Santa Messa, 12

Di Achim Buckenmaier

Nella notte in cui fu tradito

Nella terza preghiera eucaristica, il momento più intimo della Santa Messa, il resoconto dell’istituzione dell’eucaristia comincia con uno scandalo, con il fatto del tradimento. Introducendoci nel racconto dell’ultima cena il sacerdote dice:

“Nella notte in cui fu tradito…”

Non fu solo Giuda a tradire Gesù in questa notte, anche Pietro, che non volle riconoscerlo, e gli altri che fuggirono l’hanno tradito. Il tradimento è molto di più di consegnare Gesù ai suoi avversari. Tradire significa rinunciare al suo messaggio, separarsi da lui e dalla sua comunità, dimenticare la possibilità di vivere come lui ha insegnato.

Il fatto scandaloso, anche per i primi cristiani, era che il tradimento fu possibile solo da parte dei discepoli. Il vero e pericoloso tradimento di Gesù e della sua causa si svolge solo attorno a lui.

Martedì 11 maggio 2010, a bordo dell’Airbus 320 nel volo verso Lisbona, Papa Benedetto XVI disse ai giornalisti: “Non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa”.

Ciò che il Papa ha detto è un’esperienza presente sin agli inizi, vecchia come la Chiesa stessa, anche se tante volte dimenticata. Sull’ultima cena l’evangelista Luca racconta:

“Sorse anche una discussione, chi di loro poteva esser considerato il più grande.” (Lc 22,24). Una tale domanda ci allontana da Gesù e dal progetto salvifico di Dio. Non fu solo Giuda che tradì Gesù, siamo anche noi.

Perciò proprio nel centro della Messa, la nota Gesù fu tradito ci ricorda che la S. Messa non è una festa a cuor leggero oppure un pio esercizio. Qui s’esprime uno scontro tra credere e non-credere. Qui si vedono le nostre capacità e così la nostra necessità di pregare e chiedere l’aiuto degli altri, la loro misericordia e quella di Dio stesso.