Riflessioni sulla Santa Messa, 17

Di Achim Buckenmaier

Non guardare ai nostri peccati

Prima del reciproco segno di pace, il sacerdote si rivolge a Gesù chiedendo:

“Non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa.”

Una preghiera strana. L’uomo moderno chiederebbe piuttosto: Guarda alla nostra fede, ma non ai peccati della tua Chiesa.

Guarda alla mia fatica odierna a credere, ad essere un buon cristiano. Non guardare i peccati della Chiesa che sono diventati tanti, durante la lunga storia della sua esistenza: le crociate, il supplizio al rogo delle streghe nel medioevo, i casi di pedofilia nei nostri giorni…

La Chiesa ci precede. Quando siamo entrati nella Chiesa , essa esisteva già, e quanto siamo e crediamo l’abbiamo ricevuto dalla Chiesa. I sacramenti, una comunità, i comandamenti, la storia della salvezza partendo da Abramo e così via. Da dove potrei sapere tutto questo, se non dalla Chiesa? Questa fede ci porta. E tuttavia rispondiamo spesso con la nostra esitazione e con il nostro solo-guardare-sé-stessi.

In questa preghiera diciamo al Signore: se tu guardi solo su di noi, la tua opera è fallita. Ricordati del tuo popolo. Devi ricordarti della tua fedeltà.

La nostra ansia, la nostra paura che ci porta a badare a noi stessi, c’è sempre. Tuttavia siamo portati. La Chiesa, gli altri, ci portano, anche gli esempi e le intercessioni di tutti coloro che ci precedono. Ed anche noi, deboli e con poca fede, dobbiamo portare gli altri.

Dio si rallegra guardando la fede dei suoi giusti, fedeli e santi attraverso tutti i secoli. Sono loro che mettono continuamente pace nella Chiesa, che rendono possibile unità e pace.

Chi vive in una comunità e ne partecipa, chi conosce i suoi limiti, comprende bene la verità di questa preghiera: Non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa.