Riflessioni sulla Santa Messa, 9

Di Achim Buckenmaier

Benedetto sei tu, Signore

Dopo la Liturgia della Parola e la preparazione dei doni per l’Eucaristia, il sacerdote apre la liturgia eucaristica offrendo pane e vino. Sul pane dice:

“Benedetto sei tu, Signore, Dio dell’universo:
Dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane,
frutto della terra e del lavoro dell’uomo;
lo presentiamo a te, perché diventi per noi cibo di vita eterna.”

Sul vino pronuncia parole analoghe.

Si tratta qui di una citazione dal rito ebraico della tavola, in casa. Prima di mangiare, il padrone, il papà dice la benedizione come preghiera della mensa. Con la benedizione sul pane egli apriva la mensa.
La preghiera ebrea diceva: “Benedetto il Signore, il nostro Dio, il re del mondo, che fa sorgere il pane dalla terra.” La famiglia rispondeva con “Amen”. La preghiera sul calice di benedizione veniva pronunciata alla fine ed è più lunga.

Questa benedizione – in ebraico beracha – non è solo un ringraziamento per i doni, cioè per il pane e il vino e per l’intera mensa. Si cambia e continua in un ringraziamento per i doni che Dio ha dato al popolo di Israele nella sua storia, soprattutto per il dono dell’esodo, per il dono dell’alleanza, della Torà e del paese. (Gerhard Lohfink).

A questo punto della Santa Messa è bello sentire quasi non solo la voce originale ebraica – preghiamo insieme con Israele  anche quello contemporaneo –, ma anche la voce di Gesù stesso, il padrone della mensa, per i suoi discepoli. A questo punto non preghiamo Gesù, bensì preghiamo insieme a lui.

Così le preghiere all’inizio della liturgia eucaristica ci integrano nella lunga storia del Popolo di Dio e nel suo ringraziamento per tutto quanto è stato compiuto da Dio, fino ad oggi.